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Esperienze

Lorenzo_bn_grandeDi Lorenzo Gasparrini.

Nell’ISEE questo non ci sta.

Tra le cose che avevo pensato di volere assolutamente, per i miei figli o figlie se e quando ne avrei avuti, c’era un fratello o una sorella. Sono stato sempre deciso ad avere più di un figlio. Non volevo assolutamente far ripetere a nessuno ciò che di brutto mi ha lasciato l’essere figlio unico, e che secondo me non è stato bilanciato da vantaggi sufficienti.

Di per sé questa era però un’idea molto sciocca: prima di tutto i figli si fanno in due, e comunque non lo, la o li avrei fatti io – c’era da sapere bene cosa ne avrebbe pensato la mia compagna. Poi, perché non volere per loro delle esperienze secondo me negative per provarne forse di peggiori? Cosa ne so io di quello che accadrà?

Qualche sera fa, a cena, cercavamo di spiegare a Ivan, undici anni, cosa fare con un compagno di scuola che pare provi un gran gusto a dirgli continuamente di stare zitto, e che lo tormenta spesso con prese in giro o richieste insensate. I miei erano i soliti consigli che si danno in questi casi – mostrare indifferenza, chiedere l’intervento dei docenti, provare a spiegarsi – quando è intervenuto il fratello Andrea, otto anni.

“Ivan, ti ricordi di quel mio compagno che lo scorso anno mi ha fatto un occhio nero senza che gli avessi fatto niente io? Ecco, sai cosa ho fatto io? L’ho ignorato, come se non esistesse proprio. Non ci parlo, non lo sento, niente. La maestra mi chiedeva ‘Hai visto Valerio?’ e io rispondevo ‘Valerio chi?’.”

E’ presto per sapere se questa misura è stata applicata ed è risultata efficace nella vita di Ivan, ma certo tra loro due fratelli il passaggio dell’esperienza ha funzionato in un modo a me sconosciuto e precluso, che potevo vagamente immaginare ma non comprendere né volere. Quando penso alle difficoltà economiche e di organizzazione della nostra vita familiare dovute all’avere due figli anziché uno – e non oso immaginare chi ne ha tre o di più – adesso so che ho dato loro qualcosa che val bene qualche oggetto e qualche possibilità in meno, qualcosa che nell’ISEE non sarà mai conteggiato. Qualcosa che io non ho mai avuto e che ho avuto la fortunata idea di provare a dare loro.

Non è importante o necessario né fare figli, né farne più di uno, se li si vuole. Conta solo, una volta deciso, che le proprie esperienze non siano mai un limite o un modello irraggiungibile per nessuno di loro. Le proprie esperienze, credo, quando si diventa padre devono essere ridiscusse e rinegoziate con un altro essere; oppure quest’ultimo se le vedrà cadere dall’alto inevitabili come la pioggia, e non saranno più esperienze ma confini, limiti, barriere o traguardi impossibili. Soprattutto se e quando riguardano qualcosa di cui tu, padre, potresti non sapere niente.

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